Cos’è un discorso di elogio
Un discorso di elogio celebra una persona vivente: ne riconosce davanti al pubblico i meriti e la personalità, di solito a premiazioni, anniversari o congedi. La forma classica si chiama laudatio, dal latino laudare, lodare. Chi tiene il discorso è il laudatore; la persona premiata, il laureato. Elogio vuol dire la stessa cosa; suona solo meno da sala consiliare.
L’elogio è l’unica forma di discorso in cui ti metti completamente da parte per qualcun altro. Al centro sta la persona premiata; l’applauso appartiene a lei. Questo è il banco di prova di ogni frase: mostra la persona o mostra l’oratore? La risposta del premiato al tuo discorso è, tra l’altro, il discorso di ringraziamento, un formato a parte con regole proprie.
La struttura: merito, aneddoto, impronta
L’errore più frequente nello scrivere un elogio: credere di dover raccontare la biografia. Anno di nascita, formazione, tappe, presente. Ne esce una voce di enciclopedia con microfono. Una parte centrale solida ha tre mattoni:
1. Il merito. Perché si premia questa persona? Una frase, concreta: 19 anni di allenamenti giovanili, 40 numeri del giornalino dell’associazione, una rassegna di letture con 240 serate. Chi sa mettere i risultati in cifre non ha bisogno di superlativi.
2. L’aneddoto. Una storia in cui la persona è stata tipicamente sé stessa. Chiedi ai compagni di strada: “Quale scena ti viene in mente per prima?” Le risposte sono quasi sempre migliori di tutto ciò che sta sugli attestati.
3. L’impronta. Cosa sarebbe diverso senza questa persona? Chi ha formato, cosa ha avviato, cosa resta? Qui il discorso può prendere quota, perché le prove sono state date prima.
A questo si aggiungono un’introduzione che parte da una scena e una chiusura con congratulazioni e parole rivolte direttamente alla persona. Introduzione, tre mattoni, chiusura: a un elogio non serve più impalcatura di così, e ogni modello che promette di più consegna soprattutto frasi riempitive.
La durata giusta
Da cinque a dieci minuti, cioè da 650 a 1.300 parole pronunciate. A manifestazioni ufficiali con più elogi la norma è piuttosto cinque minuti per discorso; tre oratori da dieci minuti ciascuno fanno mezz’ora di lodi di fila, e nessuna sala la regge. Puoi dilungarti se il tuo discorso è l’unico punto in scaletta prima della consegna.
Le occasioni: dove si tengono i discorsi di elogio
Le premiazioni. Premio culturale, premio del volontariato, premio aziendale: il terreno classico. Se la sala non conosce ancora il nome, puoi conservarlo come arco di tensione fino alla fine.
Anniversari e compleanni tondi. Il discorso per la collega che festeggia 25 anni in azienda è un elogio, come lo è l’omaggio al fondatore dell’associazione alla serata di gala, quando il suo impegno viene celebrato davanti a tutti i soci. Per la festa in sé c’è il discorso di anniversario come formato a parte.
I congedi. Pensione, passaggio di consegne, uscita dal consiglio direttivo: qui le tue parole onorano insieme i risultati professionali e la persona dietro di essi.
I riconoscimenti accademici. Laurea honoris causa, convegno in onore di uno studioso: più competenza in sala, tono più formale, gli stessi tre mattoni.
Un elogio è per i vivi; i discorsi su persone scomparse seguono regole proprie, dal tono alla drammaturgia. Nel programma di una cerimonia l’elogio sta di solito in mezzo: il saluto di benvenuto e il discorso di inaugurazione vengono prima; il ringraziamento del premiato, dopo.
La preparazione di un discorso di elogio
La preparazione è lavoro d’indagine; la scrittura viene dopo. Tre passi:
Comincia dalle persone. Due o tre telefonate ai compagni di strada portano gli aneddoti che nessun registro conosce. Annota le frasi parola per parola; saranno il tuo materiale migliore.
Controlla ogni numero due volte. Nomi, date, la denominazione esatta dell’ente che assegna il premio. Un anno di iscrizione sbagliato lo nota mezza sala, e di poco altro si chiacchiera più volentieri dopo la festa.
Chiarisci la cornice con l’organizzatore. Tempo a disposizione, ordine degli interventi, se la persona premiata sa già dell’omaggio. Un elogio a sorpresa richiede un’introduzione diversa da uno annunciato.
Cosa conta nella scrittura
Prove invece di inni. “Straordinario”, “unico”, “instancabile”: parole così scivolano via. Un risultato con un numero resta. Invece di “il suo impegno instancabile”, meglio “19 anni, ogni martedì, ogni giovedì”.
Racconta l’aneddoto come una scena. Con luogo, data e parole testuali. Un riassunto (“c’era sempre per tutti”) dice poco; la scena in cui alle 23 stirava ancora le maglie della squadra dice tutto.
Umorismo sì, a spese della persona mai. I dettagli affettuosi reggono l’umorismo: il thermos leggendario, la testardaggine nelle riunioni del direttivo. Il test: la persona premiata riderebbe lei stessa in quel punto?
Al massimo una citazione. E allora una che corrisponda davvero alla persona, meglio ancora se viene da lei. La citazione di Dante come decorazione d’apertura rivela solo che la persona ti ha ispirato poco.
Rivolgiti alla persona alla fine. Il passaggio da “lei” a “tu” è il culmine emotivo: congratulazioni, una frase di grazie, e spazio all’applauso.
Resta delicato sui capitoli sensibili. Progetti falliti o crisi si nominano solo se la persona stessa ne parla apertamente e ne è uscito qualcosa di buono.
Gli errori più comuni
La recita del curriculum. La cronologia non è drammaturgia. Chi comincia dal 1987 ha perso la sala nel 1994.
La lode senza prova. Dieci aggettivi in fila onorano meno di un’unica buona storia.
L’oratore parla di sé. Due frasi sul tuo legame con la persona bastano. Poi ogni parola torna a lei.
Le allusioni per iniziati. Ciò che capisce solo il tavolo del direttivo divide il pubblico in complici e spettatori.
Letto parola per parola. Chi resta incollato al testo perde contatto visivo, mimica e corpo. Prova ad alta voce, segna i paragrafi, alza lo sguardo all’aneddoto e alla chiusura. Contro l’agitazione aiuta un pensiero: questa sala vuole festeggiare la persona ed è dalla tua parte.
Così nasce il tuo discorso di elogio con eloqole
Dai a eloqole l’occasione, il merito e due o tre ricordi della persona premiata. Ne nasce il tuo elogio in più versioni: formale per la premiazione in municipio, brillante per la serata di gala dell’associazione. Ricevi un testo in lingua parlata, calibrato al minuto sul tempo concordato, e limi finché ogni frase suona come te.