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Figure retoriche nel discorso

Le 10 figure retoriche più importanti per il tuo discorso, spiegate in modo semplice: ognuna con una frase d'esempio tratta da un discorso famoso e un'indicazione su quando usarla.

Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026

Le figure retoriche sono strumenti linguistici che danno forza al tuo discorso: ripetizione, ritmo ternario, immagine, domanda, pausa. Usate bene, fanno sì che le tue frasi chiave restino nella memoria di chi ascolta. Qui trovi le 10 figure retoriche più importanti spiegate in modo semplice, ognuna con una frase d’esempio tratta da un discorso famoso e un’indicazione su quando usarla.

Perché le figure retoriche contribuiscono al successo del tuo discorso

Già nell’antichità la retorica era una materia di studio a sé. Cicerone e Quintiliano raccolsero le figure retoriche in modo sistematico perché conoscevano una particolarità della lingua parlata: ciò che è detto, è andato. Il tuo pubblico non può tornare indietro di pagina. Le figure retoriche si possono intendere come ancore; segnano i punti che devono restare. Dati e fatti reggono l’argomentazione, ma ciò che si ricorda è l’immagine. Vale per il palco come per la presentazione in sala riunioni. La forza persuasiva di un discorso dipende raramente dall’argomento migliore; dipende dal fatto che il pubblico sappia ancora citare il pensiero decisivo il giorno dopo. Le figure retoriche esistono esattamente per questo: danno a singole frasi l’incisività che il resto del testo, di proposito, non ha.

Le 10 figure retoriche più importanti

Per ogni figura ricevi tre cose: la definizione, una citazione letterale da un discorso noto e il momento in cui fa il suo lavoro.

1. Anafora

La ripetizione di una parola o di un gruppo di parole all’inizio della frase, per più frasi consecutive. L’esempio più famoso lo diede Martin Luther King nel 1963 a Washington: “I have a dream that one day this nation will rise up.” Otto volte ripartì con le stesse quattro parole. Quando usarla: nella conclusione, quando vuoi toccare le emozioni. Il risucchio nasce da tre ripetizioni in su; due suonano come un caso.

2. Tricolon

La figura ternaria allinea tre parole, gruppi di parole o membri di frase. Abraham Lincoln chiuse nel 1863 a Gettysburg con “government of the people, by the people, for the people”, in italiano: “governo del popolo, dal popolo, per il popolo.” Quando usarlo: per il tuo messaggio chiave. Due elementi suonano magri, quattro si sfilacciano; tre l’orecchio li sente come completi. Parente stretto è il parallelismo, che ripete la stessa costruzione sintattica per più frasi.

3. Domanda retorica

Una domanda che non attende risposta, perché si risponde da sola. Cicerone aprì nel 63 a.C. la sua orazione contro Catilina con: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?” Quando usarla: all’inizio del discorso o prima di un cambio di tema, per far riflettere. Chi ascolta risponde dentro di sé e resta attento. Più di due o tre per discorso scivolano nell’interrogatorio.

4. Metafora

Un’immagine linguistica al posto di un concetto astratto. Winston Churchill disse nel 1946 a Fulton: “Da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico, una cortina di ferro è scesa sul continente.” Quando usarla: quando vuoi rendere visibile una questione complessa. Una metafora forte per discorso basta; chi confeziona ogni pensiero in un’immagine svaluta tutte le immagini. Se l’immagine attraversa l’intero discorso, nasce un’allegoria.

5. Antitesi

La contrapposizione di due opposti in una frase. John F. Kennedy nel 1961, al suo insediamento: “Non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te. Chiedi cosa puoi fare tu per il tuo Paese.” La tensione tra le due metà dà forza al pensiero. Quando usarla: quando distingui la tua posizione da un’altra, tipico del discorso politico. Da dosare con parsimonia; come figura fissa il contrasto suona meccanico, i testi generati dall’AI ne sono pieni.

6. Climax

La progressione dal membro più debole al più forte. Il messaggio di vittoria di Cesare al Senato: “Venni, vidi, vinsi.” Quando usarlo: per costruire tensione, soprattutto prima della conclusione. Ogni membro deve superare il precedente, altrimenti la progressione scivola nel comico. Rende al massimo in combinazione con la figura ternaria.

7. Allitterazione

Parole vicine iniziano con lo stesso suono. Kennedy, nello stesso discorso di insediamento: “… to lead the land we love.” Quando usarla: per l’unica frase memorabile che il pubblico deve portarsi a casa. Parlata, l’allitterazione si nota più che stampata, quindi al massimo una volta per intervento.

8. Epifora

La ripetizione a fine frase, la controparte dell’anafora. Barack Obama chiuse nel 2008 nel New Hampshire paragrafo dopo paragrafo con la stessa frase: “Yes, we can.” Quando usarla: quando un messaggio deve imprimersi. La chiusura ricorrente dà al discorso un ritornello che a un certo punto la sala recita insieme a te.

9. Iperbole

L’esagerazione consapevole. Kennedy nel 1963 davanti al municipio di Schöneberg, a Berlino: “Tutti gli uomini liberi, ovunque vivano, sono cittadini di Berlino.” Presa alla lettera è falsa, come iperbole è indimenticabile. Quando usarla: per emozione o umorismo, per esempio in un discorso di compleanno. Con numeri e prove l’iperbole non c’entra nulla: lì costa credibilità.

10. Pausa

L’unica figura retorica senza una sola parola. Barack Obama, nel 2015 alla cerimonia funebre di Charleston, lasciò diversi secondi di silenzio prima di intonare “Amazing Grace”, con le telecamere accese. Quando usarla: subito dopo la tua frase più importante. Ciò che è stato detto ha bisogno di tempo per arrivare. Segna le pause nel copione, altrimenti sotto adrenalina le salti.

Di quante figure retoriche ha bisogno il tuo discorso

Sobrio batte sontuoso. Tre o quattro figure mirate su dieci minuti di discorso bastano. Mettile nei punti che pesano: apertura, messaggio chiave, conclusione. Il resto può restare semplice, perché le figure retoriche sviluppano il loro pieno effetto solo su uno sfondo calmo. Prova ogni figura ad alta voce; certe cose si leggono eleganti e inciampano in bocca. Un valore di riferimento dai seminari di retorica: se durante la prova devi pensare a una figura, è una di troppo. Deve stare in bocca come una parola abituale.

Un piano semplice per lavorare con le figure retoriche: segna prima le due o tre frasi che il pubblico deve trattenere. Poi scegli per ogni punto una figura adatta al compito: la ripetizione di parole, se vuoi emozionare e trascinare; l’immagine, se una questione ha bisogno di essere spiegata; la domanda, se l’attenzione del pubblico cede dopo dieci minuti di numeri. Alla fine pronuncia i passaggi ad alta voce e taglia ogni figura che al terzo giro devi ancora accentare con sforzo.

Adatta la densità all’occasione. Un discorso elettorale regge pathos e figure di ripetizione a ritmo di minuto. Una keynote davanti a un pubblico esperto vive di un’immagine forte e di molta sostanza in mezzo. Un discorso programmatico ha bisogno soprattutto di struttura; lì il parallelismo porta più di qualsiasi gioco di parole. Come suona il tutto scritto per esteso lo mostrano gli esempi di discorso elettorale, con un commento per ogni figura usata.

Domande frequenti

Cos’è un discorso retorico? Si intende un discorso che lavora consapevolmente con le tecniche della retorica: struttura chiara, uso mirato delle figure, orientamento al pubblico. A rigore, ogni buon discorso è retorico. Il contrario sarebbe un tema letto ad alta voce.

Quali figure retoriche si usano in un discorso? Soprattutto figure costruite per l’orecchio: ripetizioni, ritmi ternari, domande, immagini, pause. Le figure sommesse come l’ossimoro funzionano nei testi scritti, ma si perdono all’ascolto unico. Un oratore non ha un secondo tentativo per frase.

Le figure retoriche vanno bene anche per un intervento tecnico? Sì, in dose ridotta. In un intervento pieno di dati, già una sola domanda ben piazzata o un paragone fa effetto, perché il contrasto con il contesto sobrio raddoppia l’impatto. Chi invece decora ogni slide perde il pubblico esperto, che comincia a sospettare che manchi la sostanza.

Come mi alleno a usare le figure retoriche? Registra la prova con il telefono e ascolta solo i punti segnati: la progressione arriva, la pausa tiene, la ripetizione suona voluta? Durante l’intervento vale: meglio tagliare una figura che pronunciarne una a metà.

Scrivi il tuo discorso con le figure giuste

Nell’eloqole Studio descrivi occasione, pubblico e messaggio chiave. La bozza mette le figure dove reggono: un tricolon sul messaggio chiave, una domanda in apertura, le pause segnate nel testo da leggere. Tu decidi cosa resta e provi ad alta voce, finché ogni figura sta al suo posto. L’arte oratoria nasce parlando; il testo ti indica i punti in cui fa presa.

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