La struttura di una presentazione a scuola
Ogni presentazione a scuola segue la stessa pianta: introduzione, parte centrale, conclusione. La regola pratica per i tempi si chiama 15–70–15. Su dieci minuti di esposizione sono circa 90 secondi per l’apertura, sette minuti per la parte centrale e 90 secondi per la conclusione.
Questa divisione in tre sta, in questa forma o quasi, in ogni griglia di valutazione. I prof spuntano: c’è una struttura riconoscibile? C’è un filo conduttore? Alla fine arriva una conclusione che si ricollega all’introduzione? Chi pianifica la struttura prima di toccare la prima slide ha già incassato una parte del voto. Struttura e scaletta vanno quindi all’inizio della preparazione, prima ancora di PowerPoint.
La scaletta di una presentazione: tre parti nel dettaglio
L’introduzione deve accendere l’interesse. “La mia presentazione parla di…” spegne la classe prima che tu arrivi alla slide due. Parti con un numero, un oggetto o una domanda: “Nel 1923 in Germania un chilo di pane costava 400 miliardi di marchi: tanta carta moneta da riempire due zaini.” Poi presenti la tua domanda guida e dai la panoramica. Una slide come indice con tre punti basta.
La parte centrale porta i contenuti. Tre punti principali, di più non li ricorda nessuno. Ordinali come un imbuto: prima il quadro grande, poi i dettagli, alla fine la valutazione. Con un tema argomentativo metti tesi e antitesi una accanto all’altra prima di soppesare. Annuncia ogni passaggio ad alta voce: “Così nasce il problema, ora vi mostro chi può risolverlo.” Frasi del genere sono cartelli stradali: gli ascoltatori ritrovano la strada in qualunque momento, anche se si erano distratti.
La conclusione risponde alla domanda guida. Riassumi i punti più importanti in due frasi e dai una risposta chiara alla domanda dell’inizio. Una buona conclusione finisce con qualcosa che resta: un invito all’azione, una domanda aperta alla classe o l’oggetto dell’apertura. “Sì, ecco, ho finito” non è una conclusione, è un’interruzione.
Slide: PowerPoint è la scenografia, l’esposizione sei tu
Per dieci minuti bastano sei-otto slide più titolo e fonti. Per ogni slide vale: un titolo, al massimo sei punti brevi, nessun elenco con dieci voci. Quello che sta sulla slide la classe lo legge più in fretta di quanto tu lo pronunci. Sulla presentazione PowerPoint va quindi il visivo: un grafico, uno schema, una foto grande.
I temi complessi si possono visualizzare invece di descriverli. Due barre in un grafico dicono più di quattro frasi sulle percentuali; la visualizzazione migliore è quella che sai spiegare in una frase. E mostrare significa mostrare: indichi la slide e spieghi a braccio. Chi legge le slide dando la schiena alla classe perde ascoltatori e punti allo stesso tempo. La prova del nove: se proiettore o tablet fanno i capricci, riesci a esporre lo stesso? Allora l’equilibrio è giusto.
Durata e formati: dall’esposizione al colloquio d’esame
Un’esposizione in classe dura di solito 10-15 minuti. Una presentazione valutata come verifica sta, a seconda della scuola, sui 15-20 minuti più le domande; al colloquio orale della maturità hai circa 10 minuti di esposizione più il colloquio con la commissione. Calcola 100-130 parole parlate al minuto: dieci minuti sono quindi circa 1.200 parole, non un tema da 3.000.
Nella prova generale cronometra il tempo per sezione. Se sei troppo dettagliato, taglia un intero sottopunto. Parlare più veloce ovunque rende l’esposizione frenetica e raramente fa risparmiare più di un minuto. Quasi tutte le presentazioni scolastiche sono troppo lunghe al primo giro ad alta voce; metti in conto da subito il secondo giro. Questa prova è la strada più corta verso una presentazione riuscita.
Le varianti: esposizione, tesina di terza media, colloquio orale, presentazione di gruppo
L’esposizione classica. Il caso standard dalle medie in su. Si valutano contenuto, struttura, esposizione a braccio e tempo, spesso più una scheda riassuntiva che ripete la tua scaletta con i punti chiave, su una pagina.
La tesina di terza media. All’esame di terza media presenti un percorso che collega più materie. L’esposizione è più lunga e articolata, e le domande della commissione pesano parecchio. Prepara tre domande probabili con le risposte.
Il colloquio orale. Alla maturità è il colloquio dopo l’esposizione a decidere se hai davvero capito il tuo tema. La struttura resta uguale, ma ogni affermazione ha bisogno di una fonte che sai citare. Come prepararsi alle domande critiche lo mostra la guida alla discussione della tesi; la tecnica è la stessa.
La presentazione di gruppo. Dividetevi per sezioni di contenuto, così ognuno ha un pezzo di responsabilità tutto suo. Il momento più delicato è il passaggio di consegne: fissate parola per parola con quale frase ognuno passa il testimone: “Quanta plastica arriva in mare l’ha mostrato Giacomo. Io ora vi spiego cosa fa agli animali.” Senza passaggi provati, il miglior lavoro di gruppo si sfalda in quattro mini-esposizioni separate.
Scrivere: scrivi come parli
Le frasi corte vincono. Scrivi il testo come testo parlato, pronunciandolo mentre scrivi. Le frasi con più di 15 parole si ingarbugliano davanti alla classe. Meglio due frasi asciutte che una a incastro.
Tradurre i termini tecnici. Ogni termine che un compagno non conosce lo spieghi alla prima comparsa con un esempio dalla vita quotidiana. Rende la materia comprensibile e mostra al prof che l’hai capita.
Dal testo alle parole chiave. Quando il testo è pronto, lo riduci su schede: parole chiave brevi, numerate, solo la prima e l’ultima frase per esteso. Così le schede strutturano la tua esposizione senza tentarti a leggere. Introduzione e conclusione le provi il doppio del resto; sono i due momenti che restano in memoria.
Costruisci un momento di partecipazione. Una domanda breve alla classe o una stima da indovinare (“secondo voi: quanti sacchetti di plastica consuma ognuno di noi all’anno?”) rende l’esposizione interattiva e vale più di qualunque slide in più. Un momento così per presentazione basta.
Cosa aiuta contro le ginocchia molli davanti alla classe sta nella guida su come superare la paura di parlare in pubblico.
Gli errori più frequenti nella struttura
Testo pieno sulle slide. Porta a leggere dando la schiena alla classe, il classico tra i killer di voti.
L’inizio annunciato. “Allora, ehm, comincerei” brucia proprio i 30 secondi in cui tutti ascoltano ancora.
Tutto è ugualmente importante. Chi non evidenzia niente e tratta ogni aspetto secondario con la stessa lunghezza perde il filo. Taglia prima tutto quello che non serve alla tua domanda guida.
Nessuna vera conclusione. L’esposizione si spegne in “sì, ecco”: e l’ultima impressione è quella che il prof ha in testa quando mette il voto.
Il tempo ignorato. Sforare fa sembrare impreparati, e il prof taglia di solito proprio dove sarebbe arrivata la tua conclusione.
Un’apertura completa già scritta, una conclusione sullo stesso tema e una scaletta con frasi di passaggio le trovi nei nostri esempi per la presentazione in classe. E se a fine anno ti aspetta un palco più grande, aiuta la guida al discorso di laurea e di diploma.
Come nasce la tua presentazione con eloqole
Dai a eloqole il tuo tema, la tua classe, il tempo assegnato e i punti che il prof vuole vedere. Lo strumento ne costruisce una scaletta con introduzione, parte centrale e conclusione che puoi riordinare, e poi scrive l’esposizione: formulata in modo convincente, come parli tu, esatta sui minuti. In più ricevi le schede con le parole chiave e provi al teleprompter finché non stai davanti alla classe a braccio.