Ecco due discorsi per manifestazioni, pensati per essere letti con un megafono, in piazze con eco e davanti a un pubblico in piedi. Le iniziative, i luoghi e i nomi sono inventati, ma la meccanica è reale. Dopo ogni discorso trovi l’analisi delle figure retoriche utilizzate, in particolare dove inserire la richiesta e perché ripeterla tre volte in modo identico. Il progetto strutturale è spiegato nella pagina dedicata a come scrivere un discorso per un comizio.
Esempio 1: La madre del comitato genitori
Situazione: manifestazione davanti al comune, circa 250 partecipanti con cartelli, quattro minuti di tempo. Il consiglio comunale si riunisce il 15 ottobre.
Mi chiamo Maren Külper. Mio figlio Jannis ha sette anni, frequenta la seconda B e il suo tragitto verso scuola è lungo 900 metri. Su questi 900 metri non c’è un semaforo né un passaggio pedonale. Ecco perché siamo qui oggi.
Abbiamo contato: per tre settimane, ogni mattina con il blocco note in via Talstraße. 1.100 auto tra le sette e mezza e le otto, 214 bambini che attraversano questa strada. Abbiamo presentato istanze, tre in tutto: la prima respinta a marzo 2025, la seconda “in fase di valutazione” da ottobre, la terza è ferma in commissione. Abbiamo aspettato un anno e mezzo. Oggi abbiamo finito di aspettare.
Da gennaio, i genitori di via Talstraße hanno annotato undici situazioni in cui un bambino è dovuto scappare indietro, un’auto ha frenato bruscamente o un conducente ha suonato il clacson. Ognuna di queste è riportata con data e ora in una lista che l’ufficio di polizia locale conosce da maggio. Undici volte è andata bene. Non aspettiamo la dodicesima.
Per questo oggi diciamo a voce alta ciò che scriviamo al comune da un anno e mezzo. Chiediamo: semaforo in via Talstraße, limite di 30 km/h davanti alla scuola, approvazione entro il 15 ottobre.
L’amministrazione risponde che bisogna valutare: analisi del traffico, perizie acustiche, competenza della provincia. Un semaforo costa, secondo il comune, 110.000 euro. La rotatoria nella zona industriale è costata 1,4 milioni ed è stata completata in 14 mesi. Si può fare, se si vuole. Perciò, ancora una volta, per tutte le finestre del comune che sono aperte in questo momento: chiediamo semaforo in via Talstraße, limite di 30 km/h davanti alla scuola, approvazione entro il 15 ottobre.
Il 15 ottobre si riunisce il consiglio comunale. Noi ci saremo. Saremo in tribuna, con gli stessi cartelli che avete in mano ora. E fino ad allora continueremo a raccogliere firme: ne abbiamo 1.900, al banchetto informativo qui accanto c’è la lista per le prossime cento.
Jannis stamattina mi ha chiesto a cosa mi servisse un microfono. Ho risposto: perché la città ci ascolti. Quindi aiutatemi. Un’ultima volta, tutti insieme. Chiediamo: semaforo in via Talstraße, limite di 30 km/h davanti alla scuola, approvazione entro il 15 ottobre.
Grazie a tutti. Ci vediamo il 15 ottobre in aula consiliare.
Perché questo discorso funziona: La richiesta viene ripetuta tre volte in modo identico: dopo le prove, dopo il confronto con la rotatoria e come frase conclusiva. In una piazza con eco non è un errore di stile; chi ascolta solo metà discorso, sentirà comunque la richiesta in modo chiaro. L’anafora nel secondo paragrafo — “Abbiamo contato. Abbiamo presentato istanze. Abbiamo aspettato” — racconta la storia dell’iniziativa in quindici secondi. L’oratrice parla sempre al plurale e usa l’io solo due volte: all’inizio per citare il figlio e alla fine per la sua domanda sul microfono. Il confronto economico tra il semaforo e la rotatoria rende l’argomento concreto. La chiusura indica il passo successivo con data e luogo.
Esempio 2: Il pensionato del comitato civico per la piscina
Situazione: manifestazione conclusiva davanti al cancello della piscina, circa 400 partecipanti, cinque minuti. Il consiglio comunale discuterà la chiusura il 12 novembre.
Mi chiamo Werner Kruse, ho 71 anni e tengo in mano una chiave. È la chiave del magazzino della nostra associazione di nuoto. L’ho ricevuta nel 1994 dal vecchio bagnino, perché ero sempre il primo al cancello al mattino. Ora, una delibera comunale vuole togliermi questa chiave.
Nel 1986 sono entrato nell’associazione, avevo 31 anni. Sono passati 40 anni. In questi 40 anni ho fatto superare l’esame di nuoto a 1.400 bambini, firmando personalmente ogni diploma. In questi 40 anni ho visto tre sindaci tagliare il nastro inaugurale parlando del “cuore pulsante della città”. E in questi 40 anni nessuno è annegato nella nostra vasca. Al laghetto artificiale sulla provinciale, nello stesso periodo, ne sono morti due.
Ora, per il 12 novembre, all’ordine del giorno del consiglio comunale c’è una parola: “Chiusura”. Motivazione: 420.000 euro di sussidi all’anno. Ho fatto i calcoli. 420.000 euro su 61.000 visitatori la scorsa estate: sono sei euro e 89 centesimi a bagnante. Per sei euro e 89, un bambino impara a stare a galla. Il comune finanzia il festival del teatro con 17 euro a biglietto, ed è giusto così. Allora sei euro e 89 per il nuoto non sono un motivo per chiudere.
Per questo siamo qui oggi, in 400 davanti a questo cancello. Chiediamo: la chiusura deve essere tolta dall’ordine del giorno e il consiglio comunale deve presentare un piano di riqualificazione entro il 30 novembre.
Non veniamo a mani vuote. L’associazione ha 180 membri, 60 dei quali sono pronti a dipingere, potare le siepi e gestire la cassa. Volontariato, anno dopo anno. L’associazione di sostegno offre 35.000 euro di contributo proprio. Non vogliamo regali, vogliamo un piano. Chiediamo: la chiusura deve essere tolta dall’ordine del giorno e il consiglio comunale deve presentare un piano di riqualificazione entro il 30 novembre.
Sabato scorso avevo il corso per principianti, otto bambini. Una bambina, Leni, sei anni, ha fatto la vasca senza tavoletta per la prima volta e mi ha chiesto: “Werner, ora sono una nuotatrice?”. Voglio darle il diploma sullo stesso bordo vasca la prossima estate. Serve solo una delibera.
Per finire, tutti insieme, affinché si senta fino in comune. Chiediamo: la chiusura deve essere tolta dall’ordine del giorno e il consiglio comunale deve presentare un piano di riqualificazione entro il 30 novembre.
La lista per le firme è alla cassa. Il 12 novembre saremo in aula consiliare. Io porto la chiave.
Perché questo discorso funziona: Il filo conduttore è un oggetto. La chiave apre il discorso, rappresenta 40 anni di impegno e torna nell’ultima frase come una minaccia gentile. L’anafora “In questi 40 anni” condensa quattro decenni in tre frasi, dove l’ultima è la prova più forte. Il discorso inizia con l’io, perché la biografia è l’argomento principale, e passa al noi esattamente al momento della richiesta. Il ricalcolo dei costi trasforma la cifra del comune in un dato accessibile: sei euro e 89 centesimi a persona. Stessa realtà, prospettiva diversa.
Il modello dietro entrambi i discorsi
Entrambi i discorsi sono costruiti attorno alla richiesta: una frase con destinatario, contenuto e scadenza, ripetuta tre volte in modo identico in punti strategici. Prima ci sono due prove che chiunque può ricordare, dopo c’è il passo successivo con una data. La credibilità deriva dal coinvolgimento personale: una madre con il tragitto verso scuola, un istruttore con 40 anni di esperienza. L’anafora assicura che la struttura arrivi a destinazione anche dove il vento disperde le parole. Se scrivi il tuo discorso per un comizio: formula prima la richiesta, poi il resto. eloqole ti aiuterà a creare frasi incisive, pronte per il megafono e per la piazza.